il suono negli audiovisivi

la folla davanti al cinema per the jazz singer primo film sonoro

I suoni udibili all’interno di un prodotto audiovisivo sono suddivisibili in tre sottocategorie: parole, rumori e musica.

Con parole si intendono quei suoni dipendenti dall’articolazione del linguaggio verbale. il caro vecchio Michel Chion distingue tre tipi di parola nel cinema: la parola teatro, la parola testo e la parola emanazione.

La parola teatro è la parola dei dialoghi, quella emanata dai personaggi all’interno della diegesi; quando è presente condiziona fortemente lo sviluppo delle immagini nella loro articolazione in quanto capace di imporre la sincronizzazione con un qualche labiale visivo

La parola testo ha una fonte d’emissione esterna alla diegesi e intrattiene con le immagini un rapporto di conferma/negazione del senso, in relazione alla quantità/qualità di informazioni che reca con sé; la parola testo è la parola del narratore, quella che nel cinema muto era veicolata dalle didascalie. Come nella prima scena di Il grande Lebowsky

 

 

La parola emanazione, il terzo genere, è svincolata dal suo senso e valida nelle sue qualità foniche.. La parola emanazione è quella dei dialoghi in secondo piano, è la voce della folla, segnala la presenza di altri esseri umani e ne identifica orientativamente il numero. Si può dire che la parola emanazione svolga la stessa funzione del rumore.

Il rumore, di norma, si situa all’interno della narrazione e da informazioni sull’ambiente, come nel caso del suono dei passi che ci comunica che tipo di scarpe indossa il personaggio, su cosa sta camminando, se l’ambiente è aperto o chiuso, se ha fretta o no e così via

Una distinzione classica della teoria cinematografica è quella tra musica diegetica e musica extradiegetica: la prima è quella proveniente da una fonte interna all’universo fittizio abitato dai personaggi; la seconda è percepita solo dagli spettatori. La musica diegetica ha una valenza principalmente informativa, ad esempio fornisce informazioni riguardo l’ambiente o la persona che la ascolta. La musica extradiegetica è portatrice del punto di vista assunto dall’istanza narrante e ponendosi al di sopra della situazione mostrata assume una spiccata funzione di commento.

“È la stessa natura del linguaggio filmico – essenzialmente ritmica – che ha condotto il cinema a stabilire con la musica una serie di rapporti assai fertili”, scriveva Gianni Rondolino nel suo manuale di storia del cinema. La musica, anche se nel cinema agisce in maniera sincretica (in coppia con le immagini) e non autonoma, non per questo perde le sue peculiari qualità strutturali e le relative possibilità espressive. Il suo ruolo è, proprio in virtù di tale specificità strutturale, semantica e pragmatica, quello di interagire con gli altri linguaggi – visivo, narrativo, filmico.

Montare i suoni di un audiovisivo consiste nell’assegnare ad ogni traccia audio, in relazione alle immagini, un determinato volume e una posizione nel sistema di diffusione per ogni unità di tempo così i differenti suoni possono essere percepiti dal pubblico nel loro svolgersi in modo più o meno chiaro secondo la volontà del montatore. Ad esempio, il montaggio sonoro di una scena ambientata nei pressi di una pista di atterraggio, presente nel prologo di Easy Rider, propone esclusivamente il suono degli aeroplani ad un volume molto alto;

 

 

viceversa, scene classiche di dialogo come quelle girate da Jim Jarmusch per Coffee and Cigarettes (id., Stati Uniti, 2003) propongono il suono delle voci in primo piano e in sottofondo i rumori delle tazzine, le voci delle altre persone e così via.

 

 

Tramite degli effetti è possibile cambiare le caratteristiche dei suoni in un processo che si definisce di manipolazione, trattamento, rimodellatura o editing.

Gli effetti (per esempio echi e riverberi) collocano i suoni in uno spazio diverso da quello in cui sono stati registrati o li modificano in modo da renderli irriconoscibili. Alcuni effetti, come il pitch shifter sono molto usati nell’horror o nella fantascienza per trasformare le voci dei doppiatori.

 

 

Molto spesso la manipolazione non mira che a rigenerare, ritoccare o ripristinare il segnale sonoro. Attraverso un gioco di correzioni di frequenze e di intensità si può dare più presenza e vigore al suono.

Per finire, un video che mostra quello che secondo me è uno dei lavori più belli del mondo.