Suono, spazio, tempo e ritmo negli audiovisivi

Il suono e lo spazio

Data la distinzione tra suono diegetico ed extradiegetico, dove con diegetico intendiamo interno alla narrazione (come le voci dei personaggi o il suono ambiente) e con extradiegetico quello esterno alla narrazione ma funzionale alla narratività (come la musica di accompagnamento o la voce narrante), il suono diegetico si divide a sua volta in in campo, quando la fonte sonora è visibile, e in fuori campo, quando la fonte non è visibile.

Michel Chion individua tre tipi di suoni che non sono perfettamente collocabili come in campo o fuori campo. I casi citati sono il suono on the air, il suono ambiente e il suono interno: l’on the air è trasmesso da altoparlanti e la sorgente originale si trova in altro luogo rispetto a quello nel quale è udito; il suono ambiente è inglobante e non proviene da una fonte precisa ma da un insieme di emittenti; il suono interno è interno al personaggio cioè è pensato o immaginato.

Suono in campo, fuori campo e extradiegetico possono essere definiti anche suono in, off e over. Il rapporto tra spazio e sonoro non si limita allo schermo ma coinvolge direttamente lo spettatore nella fruizione del prodotto audiovisivo; il suono in si lega agli elementi del profilmico, il suono off fornisce informazioni sugli elementi che si trovano fuori campo e in alcuni casi ne annuncia l’ingresso, il suono over è funzionale alla narrazione. I suoni possono dividersi ancora in visualizzati, quando la fonte è visibile o è stata precedentemente mostrata, e in non visualizzati, quando non è possibile ricondurli ad una fonte precisa.

Se la visione della maggioranza dei prodotti audiovisivi è ancora frontale (come sono frontali le lezioni a scuola), l’ascolto è da moltissimo tempo bidimensionale e, dall’avvento dei sistemi multicanale, tridimensionale perché è possibile percepire direzione (a 360 gradi) e prossimità dei suoni.

Il suono e il tempo

Come collocare il tempo del suono in relazione al tempo delle immagini? Ovvero, come è possibile che un audiovisivo sia percepito come un prodotto coerente nel suo fluire? Indagare su questo rapporto implica l’interrogarsi innanzi tutto sulla contemporaneità tra suono e immagine, sul ritmo seguito dalle due componenti.

Il primo elemento di coesione fra diverse inquadrature, dato dal suono, è il cosiddetto raccordo sonoro. Il raccordo sonoro consiste nella sovrapposizione di tutta, o di un solo elemento, della colonna audio tra due inquadrature; la sua funzione è di favorire la continuità narrativa e di coprire le cesure causate dagli stacchi di montaggio. Il raccordo sonoro pone suono e immagine in tempi narrativi coincidenti. Un’inquadratura che per sua natura necessita di un raccordo sonoro è il cosiddetto piano d’ascolto, che si ha quando in una scena di dialogo, o in un dibattito televisivo, la regia stacca sul volto di chi sta ascoltando. In un piano d’ascolto è il suono che pone le due inquadrature successive nel medesimo tempo e luogo.

Il ponte sonoro consiste nello sconfinamento della colonna audio di una scena in quella immediatamente precedente (in entrata) o in quella successiva (in uscita). Il ponte sonoro pone suono e immagine in tempi narrativi differenti.

Le strutture musicali, in rapporto alle immagini, possono essere organizzate in due modi principali:

una narrativa (in cui la musica si fa perno stabile o provvisorio della narrazione, vuoi penetrando nella sua materia, vuoi dettandone le regole) e una non-narrativa (in cui la musica è parte integrante decisiva di un organismo filmico che si emancipa dalle leggi del racconto, o di una sequenza che le sospende temporaneamente)

A partire da quelle incursioni sperimentali di pittori e poeti d’avanguardia nel cinema che attraversano futurismo, dadaismo, surrealismo e cubismo alcuni film compongono immagini e suoni liberandosi dalla necessità di raccontare alcunché, rinunciando alla narrazione. Tutti gli elementi costitutivi del cinema (inquadrature, fotografia, movimenti di macchina, montaggio) seguono le medesime leggi asemantiche (o debolmente semantiche) dell’arte dei suoni: ritmo, dinamica, armonia, disarmonia, associazione, contrasto. La musica, in questi lavori, non sta né dentro né fuori dalla diegesi semplicemente perché la diegesi non c’è, non ha una sua collocazione: fa semplicemente parte del gioco audiovisivo.

I tipi di ritmo sonoro presenti in un audiovisivo riguardano le tre componenti della colonna audio, parole rumori e musiche; ognuna di esse può articolarsi in modo differente e sviluppare un proprio ritmo più o meno coordinato con i ritmi visivi e con gli altri ritmi sonori.

I ritmi visivi sono relativi a profilmico e filmico. Nel profilmico i ritmi si manifestano nei movimenti delle cose e dei personaggi appartenenti all’universo diegetico; nel filmico il ritmo si manifesta nel montaggio e nei movimenti di camera. Abbiamo quindi un ritmo sonoro e un ritmo visivo che possono coordinarsi, o svilupparsi su strade indipendenti.

Chris Cunningham è un regista che nella sua carriera ha realizzato alcuni videoclip molto noti. il suo stile si caratterizza, fra le altre cose, per la sincronia, in alcuni casi maniacale, fra profilmico, filimico e colonna sonora. Nel lavoro realizzato per i Portishead, Only you, Cunningham riprendeva il suono dello scratch sul vinile per riproporlo in Video.

Già che si parla di video musicali, un altro esempio di coordinazione fra musica e immagine è Svetn g Englar (2000) di Floria Sigismondi, su musica dei Sigur Ros dove suoni estremamente dilatati si accompagnano a movimenti molto lenti dei protagonisti.

In altri casi le due catene si sviluppano su percorsi differenti ma che risultano in qualche modo simili, in modo che pur non essendoci una precisa coincidenza fra accenti musicali e accenti visivi il prodotto finale risulta coerente. Come nei video dei Tool

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